L’accordo quadro sull’attivazione delle Direzioni Provinciali:
una scatola vuota, senza garanzie e tante fregature!
Cisl, Uil, Salfi, e questa volta anche la Cgil, ritornata “pacifica” dopo la riammissione ai tavoli, avevano bisogno di un accordo qualsiasi sulla riorganizzazione, pur di ripresentarsi con un abito riverniciato ai lavoratori.
E l’hanno avuto!
Dopo mesi di tira e molla, facendo credere chissà quale era la posta in palio, è scaturito questo “mitico” bluff, in cui Cgil, Cisl, Uil e Salfi, di fatto ratificano decisioni già assunte unilateralmente dall’amministrazione.
In sintesi, ci troviamo davanti ad un involucro vuoto, senza nessuna garanzia per il personale e, anzi, con parecchi trucchi e fregature.
Uno dei capisaldi dell’accordo è che, con la nascita delle Direzioni provinciali, ci sarà mobilità, solo su base volontaria.
Ci accorgiamo invece, leggendo l’accordo, che, se una parte delle attività dell'Ufficio controlli (collocato su base provinciale o su più uffici cittadini) potrà essere svolta anche con team allocati nelle sedi che ospiteranno gli Uffici territoriali o negli attuali Uffici locali, l’attività che riguarda i controlli delle imprese di medie dimensioni, tutta l’area legale, quella di staff saranno collocati in un’unica sede, così come i rimborsi Iva in un solo ufficio territoriale.
Ergo, il personale coinvolto in queste lavorazioni, obtorto collo, sarà costretto a migrare verso i nuovi uffici, in barba alla millantata mobilità volontaria, con problemi notevoli nelle province con più uffici e nelle grandi città (vedi Roma, Milano, Torino, Napoli ecc.).
Diventa, quindi, “uno zuccherino” la possibilità che il personale che svolge tali attività presso gli Uffici locali subprovinciali o in più Uffici cittadini, potrà optare se spostarsi presso la sede della D.P., o restare nell'attuale sede, svolgendo una diversa tipologia di lavoro.
E diventa anche un trucco il fatto che il principio assunto per l’assegnazione del personale alle Direzioni Provinciali, sarà quello delle funzioni svolte nel quotidiano in maniera prevalente. Ovvero se si vuole continuare a svolgere le stesse funzioni lavorative di quelle aree si è quasi obbligati alla mobilità verso le D.P. oppure bisognerà cambiare funzioni e lavoro.
Altro trucco è quello degli incarichi e delle posizioni organizzative che vengono confermate “transitoriamente” sino all'inizio del 2010 ovvero alla loro naturale scadenza, essendo già stabilito (vedi articolo 17 e 18 del contratto Integrativo) che abbiano valenza biennale, per lo più da gennaio 2008.
Insomma non ci hanno regalato niente!
E, udite udite, entro il mese di settembre del 2009 è prevista una nuova fase di contrattazione nazionale per verificare il “buon andamento” dell'accordo, gli sviluppi e le ulteriori decisioni da prendere.
E’ superfluo dire che questa devastante Riorganizzazione non trova nessuna tutela o compensazione in questo accordo – quadro.
Non si parla di diritto alla carriera, di salario accessorio, di remunerazione del disagio, né si accenna agli aumenti dei carichi di lavoro e degli obiettivi di produttività, né di rendere più efficace e incisiva la lotta all’evasione fiscale che, anzi, proprio a causa della confusione creata dalla riorganizzazione, registra 4 miliardi di euro di entrate fiscali in meno, nei primi 2 mesi del 2009.
Ribadiremo in tutte le sedi il nostro profondo dissenso a questo accordo e siamo disponibili con i lavoratori e con chi la pensa come noi ad assumere tutte le iniziative di protesta e mobilitazione.